Compreso fra il corso del Po e quello del Lambro, il territorio di Chignolo Po rappresentò, fin dall’antichità, una sorta di “cuneo” tra i due bacini fluviali. Da questa sua conformazione fisica, il sito prese il nome di Cuneolus o Cuniolus ad Padum. Abitato fin dall’età della pietra, riscosse particolare interesse in età romana, quando divenne centro fortificato lungo il tracciato della Via Francigena.
Nel IX sec. Chignolo fu concesso in beneficio da re Berengario ai monaci benedettini di S. Cristina, il vicino monastero di fondazione longobarda, che scelse come feudatari stabili la famiglia milanese dei Pusterla. Dopo lunghe contese tra questi ultimi e i Visconti, dal 1486 il feudo passò alla nobile famiglia Cusani che conservò il patronato fino al 1936. Fino alla tarda età medioevale, il territorio del borgo era letteralmente percorso dall’alveo del Po che si spingeva a ridosso del Castello. Fu grazie all’opera promossa da Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che il corso del Po fu rettificato rendendo più ampia e protetta da inondazioni l’intera area dell’insediamento.
Curiosità
Con tutta probabilità quel particolare genere di spettacoli brevi, a tinte fortemente accentuate, detto Grand Guignol, per quanto importato circa mezzo secolo fa, ha origini pavesi. Il nome del teatro parigino Grand Ghignol, fondato nel 1897 da Oscar Mètenier nel quartiere di Montmartre aveva voluto rievocare il nome di un’antica maschera: Ghignol, il nano buffone di corte del Re di Francia Francesco I. Tale maschera derivava dal suo luogo di origine: Chignolo Po. Questo nano oltre che divertire divenne il tramite per facilitare il reclutamento di operai chignolesi per avviare la fabbrica di seta che si stava impiantando a Lione. Nello stesso periodo, infatti, anche a Chignolo Po sorsero laboratori per tale manifattura. I vecchi del Paese ricordano un proverbio locale il quale dice che i Chignolesi hanno natura di “sarlatàr”, qualifica con cui si distinguono i girovaghi di piazza. Salacri per natura, i Chignolesi usavano fino a pochi anni fa organizzare durante il Carnevale delle “mascarad” (mascherate), ovvero un gruppo di giovani che rappresentavano commedie o drammi in piazza, nei cortili o nelle stalle, ove le famiglie si radunavano a veglia, raccogliendo poi le offerte.